Formulario - Richiesta di aspettativa

Può capitare che il lavoratore abbia la necessità di sospendere temporaneamente il rapporto, richiedendo un periodo di aspettativa (che il datore di lavoro può decidere o meno di concedere) durante il quale la retribuzione è sospesa, non maturano nemmeno gli altri ratei accessori come tredicesima o trattamento di fine rapporto. Nel programma WebColf tale periodo di sospensione viene gestito inserendo la causale AD in tutte le giornate, compreso il sabato , la domenica o il giorno di riposo, dal momento in cui il rapporto viene sospeso al momento in cui riprende.

Risulta utile che il collaboratore chieda in forma scritta la sospensione con una lettera come la seguente:

"Mittente: (collaboratore domestico)

                                                                                    Indirizzo, ...................................

                                                                                    Gent.le Sig.ra / Egr. Sig.

                                                                                    (datore di lavoro)


Oggetto: richiesta di aspettativa non retributita.

Facendo seguito a quanto già anticipato verbalmente la presente per formalizzare la richiesta di un'aspettativa non retribuita per il periodo dal ............................... al ......................................... per motivi personali (oppure: specificare i motivi della richiesta).

Rimane inteso che durante il periodo di aspettativa la retribuzione non decorre, come pure il periodo utile al calcolo degli scatti di anzianità o gli altri istituti di legge e di contratto comunque connessi all'anzianità di servizio.

Chiedo che venga restituita una copia della presente in segno di presa visione ed accettazione del periodo di aspettativa.

Distinti saluti

                                                        Firma del lavoratore

                                                        .............................



Per accettazione del periodo di aspettativa

Firma del datore di lavoro:.............................

Con il programma Webcolf, una volta inseriti i dati del datore e del collaboratore, si possono stampare le lettere in automatico compresa la richiesta del periodo di aspettativa/sospensione.

per ulteriori informazioni in merito al periodo di assenza non retribuita clicchi qui: https://www.webcolf.com/notizie-utili-topmenu-20/13-manuale-webcolf/438-sospensione-rapporto-colf-badante.html

 

Obblighi contrattuali degli eredi nel rapporto di lavoro domestico

Trasmissibilità degli obblighi contrattuali nati dal rapporto di lavoro domestico

Nel caso di decesso del datore di lavoro, in quale posizione vengono a trovarsi gli eredi con riferimento al rapporto di lavoro domestico ed in quale tipo di responsabilità possono incorrere?

Stante la particolare natura del rapporto di lavoro domestico, quale tipico contratto fondato sulla fiducia dove assumono particolare rilevanza le qualità individuali dei soggetti contraenti, i sindacati in fase di stipula del CCNL hanno sentito l'esigenza di disciplinare in maniera specifica il caso del decesso del datore di lavoro. L'art 39, co. 7 e 8, CCNL del lavoro domestico stabilisce che "In caso di morte del datore di lavoro domestico il rapporto può essere risolto con il rispetto dei termini di preavviso. I familiari coabitanti, risultanti dallo stato di famiglia, sono obbligati in solido per i crediti di lavoro maturati fino al momento del decesso".

Una parte della dottrina, basandosi su quanto indicato  dal Ccnl, distingue quindi tra:

1. Eredi conviventi: solo i familiari coabitanti risultanti dallo stato di famiglia sono obbligati in solido per i crediti di lavoro maturati sino alla data della morte. Questo perché con la coabitazione il familiare convivente col datore è entrato in qualche modo a far parte del rapporto domestico tale che vi è una implicita fruizione della prestazione resa dal collaboratore. Nei confronti degli eredi conviventi possono essere rivendicati debiti retributivi e previdenziali ma con alcune limitazioni. Il chiamato all'eredità deve infatti essere messo nella condizione di conoscere le passività di cui andrebbe a farsi carico accettando l'eredità affinché la sua scelta possa implicare la sua responsabilità personale. Significa che il lavoratore potrà avanzare pretese legate al rapporto di lavoro il cui datore è deceduto, solo se le rivendicazioni si basano su documenti preesistenti alla data del decesso.

2. Eredi non conviventi: in tal caso la mancanza di convivenza comporta una presunzione di non conoscenza in capo all'erede e pertanto il collaboratore non potrà avanzare nei suoi confronti rivendicazioni e/o richieste di eventuali spettanze retributive e contributive. Le uniche posizioni passive che possono essere trasmesse agli eredi non conviventi sono quelle che risultano giudizialmente accertate o in fase di accertamento al tempo della morte del datore di lavoro, ne consegue che l'erede non convivente non potrà essere chiamato in causa per rapporti e crediti da accertare. Dunque il TFR o le ferie non ancora godute che compaiono in calce all'ultimo cedolino elaborato possono essere crediti rivendicabili anche agli eredi non conviventi mentre differenze di retribuzione, straordinari, ecc... non lo sono.

La questione però è controversa in quanto altra parte della dottrina sostiene invece che la divisione tra erede convivente o non convivente non incide sulla trasmissibilità dei debiti del datore ma che ci si debba esclusivamente basare sul fatto che l’eredità sia stata o meno accettata dall’erede con l’automatica inclusione dei relativi debiti.

Nel diritto italiano la morte di una persona non comporta automaticamente il trasferimento del patrimonio di quest’ultimo al suo erede ma è sempre necessario che l’erede o gli eredi accettino l’eredità, in modo espresso o tacito.

L’accettazione é espressa quando l’erede dichiara con atto pubblico o scrittura privata la propria volontà di accettare l’eredità e tacita invece quando l’erede compie un atto, diverso dall’accettazione espressa dell’eredità, che però presuppone necessariamente la sua volontà di accettarla. Ciò accade per esempio quando l’erede vende un bene che fa parte del patrimonio del defunto.

Secondo tale parte della dottrina quindi la questione è più semplice:

- se l’erede accetta l’eredità dovrà rispondere di tutti i debiti che derivano dall’accettazione del patrimonio e quindi anche di quelli che sorgono in seguito all’instaurazione di un rapporto di lavoro domestico;

- se il chiamato all’eredità dichiara espressamente di non accettare l’eredità invece non diviene erede e quindi non sarà responsabile del pagamento dei debiti sorti in capo al datore di lavoro domestico.

 

Contratto di comodato e convivenza

Quando si assume un collaboratore domestico in regime di convivenza e si corrisponde il vitto e alloggio in natura (non tornando quindi presso la propria abitazione dopo l'orario di lavoro), significa che gli viene concesso in uso l'abitazione del datore presso il quale svolge servizio.

In particolare, al collaboratore convivente con vitto e alloggio in natura viene messo a disposizione un alloggio idoneo a fungere da camera da letto, e in comune col datore e i familiari conviventi di quest'ultimo, anche tutte le altri parti comuni dell'abitazione.

Può succedere anche che i locali che vengono messi a disposizione siano a volte separati e distinti rispetto a quelli ove vive il datore di lavoro. Tale concessione ad uso gratuito dell'immobile utile a svolgere il lavoro domestico viene disciplinata da un istituto giuridico ad hoc: il contratto di comodato. Tale contratto, da stipularsi contestualmente all'assunzione del lavoratore, regolamenta le condizioni di utilizzo e di rilascio dell'immobile.

Durata del contratto

Nel contratto di comodato viene normalment inserito che l'uso gratuito dell'immobile o delle parti di esso concesse in comodato dura fintanto che non cessi il rapporto di lavoro al quale il contratto è subordinato e vincolato. Pertanto, a seguito di licenziamento o dimissioni o di scadenza del contratto di lavoro a tempo determinato, il contratto di comodato si intende risolto di diritto.

  • All'ultimo giorno, l'immobile dovrà essere restituito libero da persone e da cose e comunque nello stato di fatto e di diritto in cui lo si riceve, salvo il deperimento d'uso. In ogni caso le parti possono convenire un termine maggiore (in genere di 30 giorni), come infatti previsto dal CCNL in taluni casi, per lasciare libero l'immobile, in particolare nei casi in cui il collaboratore abbia eletto presso l'abitazione del datore la propria residenz.
  • Nel caso di mancata restituzione entro il termine convenuto, è possibile convenire la corresponsione di una somma a titolo di penalei per ogni ulteriore giorno di occupazione dell'unità immobiliare.

Ecco una serie di clausole che, se inserite nel contratto a discrezione del comodante, creano un  trattamento di maggior favore e tutela in capo allo stesso:

A. Obblighi del collaboratore domestico (comodatario)

Ecco una serie di clausole che, se inserite nel contratto a discrezione del comodante, creano un  trattamento di maggior favore e tutela in capo allo stesso:

1. Utilizzare l'immobile concesso in comodato ad uso esclusivo di abitazione. A pena di risoluzione del contratto può vigere il divieto di:

  • cambiare la destinazione d'uso dei locali;
  • sublocare l'immobile;
  • alloggiare e concedere ospitalità a persone estranee, concederne a terzi il godimento senza il preventivo permesso scritto del comodante.

2. Custodire e conservare l'immobile con la diligenza del buon padre di famiglia, servendosene solo per l'uso determinato nel contratto.

3. Farsi carico di eventuali danni arrecati ai locali concessi in comodato.

4. Adempiere a tutti gli obblighi derivanti dal contratto, pena l'immediata restituzione dell'immobile e il risarcimento del danno.

 

B. Diritti del datore di lavoro (comodante)

1. Ispezionare o far ispezionare i locali dati in comodoato in qualunque momento e senza preavviso.

2. Accedere ai locali per lavori di manutenzione o ispezione degli impianti dell'edificio.

3. Stante la gratuità della concessione in uso, il comodante si riserva il diritto di pretendere, in qualsiasi momento, la restituzione dell'immobile dato in comodato qualora sopravvenga un bisogno urgente, ai sensi dell'art. 1809 c.c.

 

Registrazione del contratto  di comodato

In linea generale non vi è alcun obbligo di registrazione per i contratti di comodato, tuttavia, qualora si decida di stipularlo in forma scritta, può essere opportuno, specialmente se viene stipulato tra imprese o professionisti, procedere comunque alla registrazione.

La registrazione di un contratto di comodato può essere effettuata presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate. Al momento della richiesta di registrazione dell’atto l’ufficio restituisce una copia dell’atto timbrata e firmata. I passaggi da seguire per la registrazione del contratto sono i seguenti:

  • Predisposizione e firma in originale, da parte di entrambe le parti, del contratto di comodato, in tre copie (una per ciascuna delle parti e la terza per l’Ufficio);
  • Applicare sul contratto una marca da bollo da 16 euro, ogni 4 pagine del contratto da registrare. La procedura deve essere effettuata su ogni copia del contratto che si intende registrare. Fate attenzione al fatto che le marche devono riportare data non successiva a quella di stipula del contratto;
  • Compilare il Modello 69, reperibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate, che deve essere firmato dal una delle parti e dall’eventuale soggetto delegato che registrerà l’atto;
  • Effettuare il versamento dell’imposta di registro di 200 euro, tramite modello F23, riportando il codice tributo 109T;
  • Consegnare agli uffici dell’Agenzia delle Entrate le copie del contratto di comodato, il modello 69 e il modello F23 quietanzato, assieme a copia delle carte di identità del soggetto comodante e del comodatario.

In seguito un modello standard scaricabile ed editabile

ModelloContrattoComodato.doc

Lo stesso modello lo potrete trovare entrando nel menù Assunzione|altre lettere e modelli| Contratto di comodato.

 

 

 

Calcolo del trattamento di fine rapporto

Modalità di calcolo del trattamento di fine rapporto da erogare al proprio collaboratore familiare in sede di dimissioni o di licenziamento.

Momento di corresponsione: Facendo base sull’art. 2120 del c.c. il trattamento di fine rapporto deve essere pagato successivamente all’interruzione del rapporto di lavoro causata dalle dimissioni o dal licenziamento. Il trattamento di fine rapporto, proporzionato alle ore di lavoro svolte, va corrisposto anche se il rapporto si interrompe durante il periodo di prova, a patto che il rapporto abbia avuto una durata uguale o superiore a 15 giorni, periodo minimo utile per far maturare la quota mensile intera.

Il trattamento di fine rapporto matura anche durante i periodi di assenza per ferie, malattia, maternità o concedo matrimoniale. Anche la tredicesima è utile per il calcolo complessivo del trattamento di fine rapporto e tutti gli elementi corrisposti in forma costante, ad esempio un premio mensile.

Calcolo: Tutti gli elementi utili, sopra ricordati, vanno a costituire la retribuzione utile al calcolo dell’indennità. Tale somma va divisa per 13,5 e costituisce la quota annuale da accantonare e rivalutare annualmente.

Il tfr accantonato al 31.12 dell’anno precedente va infatti rivalutato secondo il seguente coefficiente: 1,5 % + 75% dell’aumento del costo della vita determinato dall’ISTAT.

Il coefficiente annuale si applica su quanto maturato l’anno precedente, con il sistema della capitalizzazione applicato per anno solare. Al momento del pagamento della somma, infine, il trattamento di fine rapporto maturato al 31.12 viene rivalutato al mese di corresponsione, tenendo presente la comunicazione mensile fornita dall’ISTAT.

Ricevuta: E’ buona norma consegnare un prospetto contenente le modalità di calcolo del trattamento di fine rapporto, facendosi controfirmare una copia che conferma l’avvenuto pagamento della somma, determinata secondo le regole previste dal contratto collettivo di categoria.

 
I Coefficienti ISTAT di rivalutazione annuale utili al calcolo del TFR si trovano nel menù  del sito webcolf cliccando la voce calcolo tfr | tabelle di rivalutazione.

Il programma Webcolf, per venire incontro a delle specifiche richieste, offre la possibilità di ricomprendere la quota mensile nella retribuzione. Si avverte che ciò è comunque in contrasto con la normativa in vigore e potrebbe dare luogo a ripetizioni del pagamento e vertenze di natura sindacale.
Webcolf ha pensato di aiutare i suoi utenti con un simulatore gratuito per il calcolo del tfr: inserisci data di assunzione, di cessazione e le retribuzioni e in pochi secondi avrai il totale di tfr maturato compreso di rivalutazione, clicca qui!

 

Esempio di calcolo del TFR per colf e badanti

Per calcolare il tfr di colf e badanti si deve dividere la retribuzione utile al tfr annuale per il divisore 13,5 e a questa sommare il tfr anno precedente rivalutato con il coefficiente di rivalutazione di dicembre dell'anno precedente.

Il programma Webcolf ha pensato ad un simulatore automatico gratuito nel quale è possibile indicare le retribuzioni e in automatico si può stampare il riepilogo del tfr già calcolato compreso anche di rivalutazione e di eventuali anticipi già erogati.

Per provare il servizio gratis clicchi qui: VAI AL SIMULATORE TFR COLF E BADANTI ONLINE GRATUITO


ESEMPIO DI CALCOLO DEL TFR PER UN COLLABORATORE DOMESTICO:

data assunzione: 01/06/2004 - data licenziamento: 30/06/2007
retribuzione: 7 euro l’ora negli anni 2004-2005-2006, 8 euro l’ora nell’anno 2007
ore settimanali: 20

ANNO

RETRIBUZIONE UTILE

TFR MATURATO

2004

7€ x 20h settimanali x 4,33 sett. Mensili

= 606,20 Euro x 7 mesi = 4243,40

Ratei 13° mensilità (606,20/12*7) = 353,61

Calcolo TFR maturato (4243,40+353,61)/13,50

340,51

Quota maturata a fine anno 2004

340,51

2005

7€ x 20h settimanali x 4,33 sett. Mensili

= 606,20 Euro x 12 mesi = 7274,40

Ratei 13° mensilità  = 606,20

Calcolo TFR maturato (7274,40+606,20)/13,50

583,74

 

Rivalutazione TFR anno precedente

340,51 * 2,96%

10,07

Quota maturata a fine anno 2005

934,32

2006

7€ x 20h settimanali x 4,33 sett. Mensili


=606,20 Euro x 12 mesi = 7274,40


Ratei 13° mensilità


= 606,20


Calcolo TFR maturato (7274,40+606,20)/13,50

583,74

 

Rivalutazione TFR anno precedente

943,32 * 2,747%

25,66

Quota maturata a fine anno 2006

1543,72

2007

8€ x 20h settimanali x 4,33 sett. Mensili

= 692,80 Euro x 6 mesi = 4156,80

Ratei 13° mensilità  = 346,39

Calcolo TFR maturato (4156,80+346,39)/13,50

333,56

 

Rivalutazione TFR anno precedente

1543,72 * 1,626%

25,10

 

Eventuali ferie non godute (esempio 50 ore)

50h * 8€ = 400 / 13,50 =

29,62

Totale quota liquidabile al 30 giugno 2007

1932,00

 

Nel caso di collaboratore convivente per calcolare la retribuzione utile a tfr si somma la retribuzione lorda, si aggiunge la quota di vitto e alloggio che è pari a = indennità sostitutiva giornaliera  x num di giorni lavorativi (mediamente 26 mensili) e il risultato si moltiplica per 8,33% (quota di 13esima). Per ottenere il tfr la retribuzione utile sarà, anche in questo caso, divisa per 13,5  e poi il tfr verrà rivalutato come nell'esempio sopradescritto.

 

Preavviso e indennità di mancato preavviso

Nel caso di licenziamento o dimissioni il contratto nazionale di colf e badanti prevede che la comunicazione di cessazione venga data con un preavviso e mediante comunicazione scritta.

I termini di preavviso del licenziamento sono:

1. Per i rapporti da 25 a 54 ore settimanali:
- fino a 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 15 giorni di calendario;
- oltre i 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 30 giorni di calendario.
I suddetti termini saranno ridotti del 50% nel caso di dimissioni da parte del lavoratore.

2. Per i rapporti da 1 ora a 24 ore settimanali:
- fino a 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 8 giorni di calendario;
- oltre i 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 15 giorni di calendario.
Questi termini rimangono invariati in caso di dimissioni.

Prospetto paga

 

L'art 33 del CCNL lavoratori domestici prevede che Il datore di lavoro, contestualmente alla corresponsione periodica della retribuzione, debba predisporre un prospetto paga in duplice copia, una per il lavoratore, firmata dal datore di lavoro, e l'altra per il datore di lavoro, firmata dal lavoratore.
Tale retribuzione deve essere composta dalle seguenti voci:


a) retribuzione minima contrattuale (comprensiva per i livelli D e D super di uno specifico elemento denominata indennità di funzione);
b) eventuali scatti di anzianità;
c) eventuale compenso sostitutivo di vitto e alloggio;
d) eventuale superminimo;
Dovranno altresì risultare, oltre a queste voci anche quelle relative ad altri i compensi, ad esempio, per le ore straordinarie prestate, per festività, malattia, premi ecc.. e anche le trattenute per oneri previdenziali.
Nel caso di cessazione poi dovrà essere inserito nel corpo del cedolino la voce e la retribuzione corrispondente a tredicesima, trattamento di fine rapporto, ferie non godute ed eventuale indennità di mancato preavviso.

Webcolf ha pensato ad un cedolino professionale e specifico per il settore del lavoro domestico, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro. Tutti i calcoli sono automatici, online e calcolati al momento, in pochi secondi. (prova gratis per un mese:registrati!)

Tutti i dettagli della busta paga e al fine di comprendere le voci e come vengono indicati i vari importi si rimanda ad un ns. ulteriore articolo, che potete trovare qui: capire la busta paga di colf e badanti.

 

CASSA COLF per i collaboratori domestici (AGGIORNATO 05/2018)

A seguito di accordo del 18 luglio 2010 è attiva "CASSA COLF", cassa di assistenza sanitaria per i lavoratori domestici che applicano il contratto collettivo del 01.02.2007, (rinnovato il 21/05/2013), siglato tra i sindacati FIDALDO e DOMINA da una parte e FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTUCS-UIL e FEDERCOLF dall’altra.

A) Beneficiari e prestazioni
I beneficiari delle prestazioni sono i dipendenti iscritti e i datori di lavoro.
Tali contributi servono per un'assistenza sanitaria, che però non paga la malattia.
In particolare se sono stati versati contributi contrattuali per 4 trimestri consecutivi e raggiunta la soglia minima di versamento pari a 25 € (anche come somma totale di più rapporti di lavoro):

IL DIPENDENTE avrà diritto alle seguenti prestazioni:
1. indennità giornaliera di ricovero e di eventuale convalescenza:
- diaria giornaliera di € 20 per ricoveri ospedalieri con almeno 2 giorni di pernottamento e per un massimo di 20 giorni (causa del ricovero: infortunio, malattia, parto);
- diaria giornaliera di € 20 per la convalescenza relativa al ricovero ospedaliero effettuato per un massimo di 10 giorni (causa del ricovero: infortunio, malattia, parto con intervento chirurgico);
2. prestazioni di alta specializzazione - Effettuate presso strutture del Servizio Sanitario Nazionale o da esso accreditate:
- rimborso di ticket sanitari fino ad un massimo di € 300 annui (vedi elenco prestazioni).

Per l’elenco dettagliato di tutte le prestazioni, le modalità e le condizioni, consigliamo di consultare il sito http://www.cassacolf.it al paragrafo "Prestazioni".

IL DATORE avrà diritto alle seguenti prestazioni:
nel caso di decesso o invalidità permanente del dipendente, a causa di infortunio per il quale sia stata attivata la rivalsa INAIL, è stata attivata apposita polizza assicurativa per la responsabilità civile del datore di lavoro con un massimale annuo pari a € 50.000;
- nel massimale annuo rientrano anche le spese legali e peritorie che potranno essere messe a disposizione dall’assicurazione nel contenzioso con l’Istituto.

B) Iscrizione
Il collaboratore risulta iscritto alla CAS.SA.COLF dal primo giorno del trimestre per il quale inizia il versamento a suo nome, dei contributi di assistenza contrattuale. L’iscrizione alla Cas.sa colf quindi è automatica, sia per il datore che per il collaboratore con il primo pagamento dei contributi Cas.sa Colf e non serve fare alcuna notifica all’ente o all’INPS. Per far sì che i collaboratori e i datori di lavoro, continuino ad essere beneficiari rispettivamente delle relative prestazioni, è necessario che, successivamente all'iscrizione e cioé al primo versamento, i contributi di assistenza contrattuale vengano versati in modo regolare e continuativo.

Nel caso di dipendente assunto in data precedente alla creazione di tale cassa assistenziale, il collaboratore risulterà esservi iscritto dal 1° Luglio 2010 se tali contributi siano versati a suo nome in relazione al terzo trimestre 2010.
L’iscrizione alla CAS.SA.COLF, sia del dipendente che del datore di lavoro, permane anche nei casi nei quali si verifichino delle discontinuità nel versamento dei contributi di assistenza contrattuale.

C) Importo del contributo
Il versamento dei contributi di assistenza contrattuale a carico del datore di lavoro e del lavoratore, si quantifica nella misura oraria complessiva di € 0,03, dei quali € 0,01 a carico del lavoratore e € 0,02 a carico datore. Il versamento dei contributi è effettuato dal datore di lavoro nel mav pagato trimestralmente, insieme ai contributi Inps (codice organizzazione F2). Sta quindi al datore di lavoro scegliere se trattanere o meno in busta paga la quota di contributi cassa colf a carico collaboratore.

D) Obbligatorietà della Cassa Colf

Poiché disciplinata dall'art. 49 del Ccnl, il versamento dei contributi di Cassa Colf si intende obbligatorio ma di prassi, le parti possono scegliere se applicarla o meno al rapporto di lavoro instaurato. Dato che la somma minima di 25 € (versati nei 4 trimestri precedenti all'evento o comprensivi anche del trimestre in cui l'evento é avvenuto), prevista per ricevere le prestazioni, va conteggiata sommando i mav di tutti i rapporti di lavoro in essere, nel caso in cui un collaboratore abbia instaurato un solo rapporto di lavoro e i versamenti totali, in base alle ore lavorate, siano inferiori a tali quota, il datore può decidere di non pagarla in quanto il collaboratore non potrà mai contestare una perdita per una mancata prestazione economica.

Consigliamo quindi, se non si raggiunge la quota dei 25 € annuali, di non pagare tali contributi perché andranno persi e non porteranno alcun vantaggio alle parti. Per non applicare la Cas.sa Colf, in Webcolf esiste una voce specifica che si trova nel menù Assunzione | inserimento standard collaboratore domestico | trattamento economico | impostazioni di paga avanzate: "Non effettuare l'applicazione della Cas.sa Colf".

In questo modo tali contributi non vengono calcolati e trattenuti in busta paga al collaboratore e nemmeno quindi proposti nell’elaborazione del mav.

In alternativa, il datore può decidere di pagare un importo più alto ogni trimestre (rispetto a quello che le parti dovrebbero realmente pagare), come integrazione per poter raggiungere i 25 € richiesti, possibilità questa prevista dallo stesso ente Cassa Colf. Ad esempio il datore in fase di elaborazione del mav può aumentare l'importo della Cassa Colf indicato dal programma in moda da arrivare a versare 6,25 € (6,25 x 4 trimestri/mav = 25 €).

I 25 € devono però derivare dalla somma dei 4 mav precedenti alla richiesta quindi non é possibile con il primo mav utile versare tutti i 25 € in un'unica soluzione ma é necessario che la quota sia suddivisa in 4 trimestri.

E) Requisito di continuità dei versamenti

Il regolamento della Cassa colf stabilisce all'art. 6 e 7 che i versamenti di contributi debbano essere fatti con regolare continuità a pena della decadenza del diritto alle prestazioni.

Se non é stato possibile effettuare versamenti trimestrali o il datore ha scordato di farli, la Cassa colf dà la possibilità al datore di recuperare l'importo di massimo 2 trimestri all'anno purchè siano consecutivi (ad esempio 1° e 2° trimestre e non 1° e 3°) aumentando l'importo del trimestre successivo. Tutto ciò é possibile solo se il datore ha versato almeno i contributi del trimestre precedenti a quello o quelli da recuperare anche se versato da datore di lavoro diverso.

Nel caso non vi fosse continuità nei versamenti dovuti a malattia, infortunio o maternità il regolamento all'art. 7 co. 5 stabilisce "il requisito della continuità non viene meno se l'omissione contributiva è dovuta a malattia , infortunio, maternità del dipendente, nei limiti del periodo di conservazione del posto stabiliti dal CCNL, purché la malattia , l'infortunio o maternità vengano attestati alla CAS.SA.COLF con certificazione proveniente dal Servizio Sanitario Nazionale o da sanitario con esso convenzionato, fermo restando che il diritto alla prestazione è subordinato al fatto che i contributi di assistenza contrattuale versati nei quattro trimestri precedenti quello durante il quale è avvenuto l'evento siano nel loro complesso non inferiori ad € 25,00."

I contributi Cassa Colf in Webcolf

L'Inps invia ancora ai datori domestici, bollettini mav precompilati senza tenere conto della creazione di questa particolare Cassa, vuoi anche perché non é a conoscenza del fatto che venga applicata al contratto di lavoro in essere e anche perché esiste un altro Ccnl, Ebilcoba, che anche se usato da pochissimi datori in Italia, ha previsto la creazione di una sua Cassa Ebilcoba.

Per il versamento della Cassa Colf é necessrio quindi elaborare il mav in Webcolf dal menù Cedolini e fasi mensili | contributi: elaborazione mav in Inps online, indicando il codice organizzazione F2 (cas.sa colf) e l’importo da versare calcolato dal programma a sinistra. Per maggiori informazioni sull'elaborazione del mav, consigliamo di guardare il nostro video al link https://www.youtube.com/embed/WZXRo_uQvic

Nel corpo del cedolino viene indicato con il codice 800, l'importo dei contributi Cassa Colf a carico del datore di lavoro solo a scopo conoscitivo, (H. Contributi x 0,02) in modo che il collaboratore possa sapere se il tetto dei 25 € é stato raggiunto, mentre sotto il corpo del cedolino, alla voce "Cassa Colf", vengono riportati i contributi Cassa Colf a carico del collaboratore (H. Contributi x 0,01) che vengono detratti dall'importo lordo del cedolino, unitamente ai contributi previdenziali Inps ("Contr. carico coll.").

 

 

 

Delibera CassaColf e MAV

Pubblichiamo la comunicazione ricevuta oggi dal Presidente della Cassa Colf Bruno Perin:

"Carissimo Dott. Pierobon,

Le inoltro la Delibera della Cassacolf rispetto alla possibiltà di recuparare l'eventuale mancato versamento dei contributi contrattuali al fine che possiate fornire utili informazioni ai vostri contatti.

In sostanza si è registrato un forte disservizio e confusione con le nuove procedure INPS ( MAV ) e riscontriamo che in molti casi, i precedenti iscritti non hanno potuto modificare il modulo per inserire i contributi contrattuali.tale condizione avrebbe impedito di richiedere le prestazioni perchè si sarebbe registrato un buco nei 4 versamenti trimestrali consecutivi.

La Cassacolf ha quindi deliberato la possibilità di recuperare il mancato pagamento del 1° trim con il 2° trim raddoppiando il versamento dei contributi contrattuali.

La invito pertanto a consultere il nostro sito internet per le informazioni a riguardo

Cordialmente

Il Presidente

Bruno Perin"

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Clicca qui per il testo della delibera.

 

La tredicesima mensilità

Non sai come si calcola la 13esima della tua colf, badante o babysitter?

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Grazie all'assistenza qualificata ed esperta è possibile gestire i rapporti di lavoro con le vostre colf e badanti in modo semplice e seguendo la legge.

E' obbligatorio, infatti, come specifica il contratto collettivo colf e badanti che venga pagata la 13esima a questi collaboratori.

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Inquadramento

L'art. 10 del contratto collettivo colf e badanti classifica i collaboratori domestici in alcuni livelli in base alle mansioni, al titolo di studio conseguito e all'esperienza posseduta. Il collaboratore, comunque, va inquadrato in base alle mansioni prevalenti.
Possiamo così riassumere i livelli principali:

CATEGORIA DI INQUADRAMENTO MANSIONI
LIVELLO A - Collaboratore familiare con meno di 12 mesi di esperienza professionale, non addetto all'assistenza di persone. Al compimento dei 12 mesi di anzianità il lavoratore deve essere inquadrato al livello B con qualifica di collaboratore domestico polifunzionale;
- Addetto esclusivamente alle pulizie;
- Addetto alla lavanderia;
- Aiuto di cucina;
- Stalliere;
- Assistente ad animali domestici;
- Addetto innaffiatura ed aree verdi;
- Operaio comune. Svolge piccoli interventi di manutenzione e pulizie.
LIVELLO AS  - Addetto esclusivamente alla compagnia;
- Baby sitter:mansioni occasionali di vigilanza dei bambini con esclusione di qualsiasi prestazione di cura.
LIVELLO B - Collaboratore generico polifunzionale. Addetto a mansioni plurime: pulizie, riassetto casa, addetto cucina, lavanderia e assistente ad animali domestici ecc..;
- Custode di abitazione privata;
- Addetto alla stireria;
- Cameriere;
- Giardiniere;
- Operaio qualificato : addetto alla manutenzione con interventi anche complessi;
- Autista;
- Addetto al riassetto camere e servizio prima colazione anche per gli ospiti del datore oltre ad essere un collaboratore generico polifunzionale.
LIVELLO BS  - Assistente a persone autosufficienti e addetto ad eventuali attività connesse al vitto e alla pulizia della casa degli assistiti;
LIVELLO C  - Cuoco.
LIVELLO CS  - Assistente a persone non autosufficienti senza un diploma specifico e addetto ad eventuali attività connesse al vitto e alla pulizia della casa degli assistiti.
LIVELLO D - Amministratore dei beni e del patrimonio di famiglia;
- Maggiordomo: mansioni di coordinamento e gestione dell'ambito familiare;
- Governante: mansioni di coordinamento attività di lavanderia, di cameriere, di stiro, ecc..;
- Capo cuoco;
- Capo giardiniere: mansioni di gestione e coordinamento attività di cura aree verdi e manutenzione;
- Istitutore: mansioni di istruzione/educazione dei componenti del nucleo familiare.
LIVELLO DS - Assistente a persone non autosufficienti in possesso di un diploma specifico e addetto ad eventuali attività connesse al vitto e alla pulizia della casa degli assistiti;
- Direttore di casa: mansioni di coordinamento e gestione relative a tutte le esigenze connesse all'andamento di casa



Va poi precisato che:
1. per persona autosufficiente  s' intende un soggetto in grado di compiere le più importanti attività relative alla cura della propria persona e della vita di relazione;
2. Per collaboratore in possesso di diploma s'intende che il lavoratore deve aver ricevuto una formazione (in Italia o all'estero) nel campo relativo alla propria mansione di minimo 500 ore e un diploma di attestazione.

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